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Prima della guerra in Ucraina e della relativa crisi energetica si parlava quotidianamente del Climate Change e di tutti gli interventi necessari per raggiungere la neutralità carbonica. 
La paura che i costi dell’energia e delle materie prime possano affossare le economie dei paesi occidentali sta riportando la politica e i media verso una comunicazione più tradizionale, dando priorità a tutti quegli aspetti che supportano la crescita economica anche a discapito del processo di transizione.

Fortunatamente i cittadini, almeno quelli dei paesi ricchi che inquinano di più (leggi QUI), sembrano aver compreso l’importanza della problematica climatica e questa tendenza la si può verificare a vari livelli della nostra società. 

In politica, ad esempio, è fresco il caso delle elezioni Australiane dove il primo ministro Scott Morrison della coalizione conservatrice è stato sconfitto dal leader laburista Anthony Albanese. Motivo principale della sconfitta è proprio la mancanza di attenzione al cambiamento climatico sia negli anni di governo che nel programma elettorale.
Albanese, si è assunto l’impegno durante la Cop26 di ridurre le emissioni del 43% entro il 2030 ed è stato premiato dagli elettori sensibili al tema: ha detto ai suoi sostenitori “Insieme possiamo porre fine alle guerre per il clima”, “Insieme possiamo sfruttare l’opportunità per l’Australia di diventare una superpotenza di energia rinnovabile”. 

Anche le aziende utilizzano il green per fare marketing, consolidare il proprio mercato ed attrarre nuovi clienti, tant’è che l’efficacia di questa comunicazione ha creato la pratica scorretta del Greenwashing (ne abbiamo parlato QUI).
Secondo il rapporto GreenItaly 2021 sono oltre 441 mila le aziende che nel quinquennio 2016-2020 hanno deciso di investire in tecnologie e prodotti green e, nello specifico, il 21,4% delle imprese totali nel 2020, a conferma che nonostante la pandemia non si è verificato alcun rallentamento (21,5% nel 2019).

Non solo, le aziende che hanno investito nel green mediamente aumentano il fatturato, l’occupazione e le esportazioni estere rispetto a chi non lo fa.
Essere green per un’azienda oggi significa rafforzare il legame con clienti e stakeholder, sia in termini economici che valoriali e diventare sempre più̀ appetibili per gli investitori, che valutano la sostenibilità come uno dei fattori più̀ importanti nella scelta di acquisto.

Cittadini e mercati, infatti, stanno dimostrando con le loro azioni che consensi ed acquisti sono legati all’impegno di governi ed aziende verso la lotta al cambiamento climatico. 

Una cosa è certa: oggi, per le aziende, non investire nella transizione ecologica sta diventando, o forse lo è già, un costo superiore rispetto a farlo…

 Adriano Zucca – socio fondatore Momentumgreen