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Il tema della rigenerazione urbana costituisce, tra le altre, una delle principali declinazioni dei principi in materia ambientale recentemente innovati grazie alle modifiche alla nostra Carta Costituzionale (vedi QUI l’articolo recentemente pubblicato sul nostro blog).

Per rigenerazione urbana (in inglese: urban renewal) si intende un programma composto da un insieme di azioni volte al recupero e alla riqualificazione di uno spazio urbano, che avviene tramite interventi di rinnovamento a livello infrastrutturale e di servizi limitando al minimo l’impatto sul territorio e lo sfruttamento del suolo, in un’ottica di maggiore sostenibilità ambientale.

Programmi del genere hanno sovente lo scopo di combattere la piaga del degrado urbano e interessano frequentemente le periferie più abbandonate delle città, con interventi finalizzati al miglioramento delle condizioni urbanistiche e socio-economiche.
L’obiettivo è di consentire alle comunità di riappropriarsi e di rivivere nuovamente gli spazi rigenerati, con evidenti miglioramenti nella qualità della vita.

È anche l’occasione per dare non solo alle città, ma anche ai piccoli borghi, un aspetto nuovo, attraverso un rilancio della loro immagine territoriale e un motivo di ri-valorizzazione culturale ed economica.

È un processo, però, che non ha regole predefinite. Un fattore importante in un programma di rigenerazione urbana è sicuramente il coinvolgimento degli attori sociali. Rigenerare, infatti, non deve solo favorire la trasformazione fisico-spaziale del territorio, ma deve contribuire anche al miglioramento del contesto sociale e allo sviluppo armonico e integrato uomo-ambiente.

I vantaggi, com’è intuibile, sono innumerevoli: riqualificare significa ripensare le città e i borghi per renderli più vivibili, favorire una mobilità meno inquinante, ridurre il consumo di suolo e rendere gli edifici meno energivori; e, ancora, creare nuovi polmoni verdi nel cuore delle città favorendo un maggiore assorbimento di CO2 e una strumentale discontinuità nella massiccia urbanizzazione dei centri urbani.

Tuttavia, non devono trascurarsi gli effetti riflessi: risvolti negativi vi potrebbero essere allorché i progetti di rinnovo trascurino le tradizioni locali e le radici culturali delle comunità, alterando irreversibilmente la storia e le specificità dei territori oggetto di intervento.

Nell’ultimo decennio il tema della rigenerazione urbana ha compiuto importanti passi divenendo centrale nelle politiche pubbliche, ancor di più con la straordinaria iniezione di risorse costituita dal PNRR, ponendosi come concreta occasione per promuovere politiche di partecipazione sociale, incentivando l’occupazione e l’imprenditoria locale.

La rigenerazione urbana sta vivendo, pertanto, una nuova stagione normativa.

Tra le fonti della legislazione nazionale si annovera il D.L. 18 aprile 2019, n. 32, meglio noto come decreto Sblocca cantieri, recante “Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici”, che ha posto come obiettivo del Governo una riduzione del consumo di suolo a favore della rigenerazione del patrimonio edilizio esistente incentivandone la razionalizzazione, promuovendo e agevolando la riqualificazione di aree urbane degradate.

In tempi più recenti, con la Legge di Bilancio 2020 è stata prevista, per gli anni dal 2021 al 2034, l’assegnazione ai comuni di complessivi 8,5 miliardi di euro destinati a progetti di rigenerazione urbana volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale ed ambientale, mentre con la legge di Bilancio 2022 le risorse ammonteranno a 300 milioni di euro e saranno disponibili per i piccoli comuni (sotto i 15.000 abitanti) e per quelli sopra i 15.000 non destinatari delle risorse precedentemente stanziate.

Ma, come si diceva, è con l’attuazione del PNRR che il ripensamento degli spazi urbani potrà conoscere uno slancio decisivo.

In particolare, per gli anni 2021-2026 i contributi, confluiti nell’ambito del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), ammontano complessivamente a 3,4 miliardi.

La procedura per l’invio delle candidature dei progetti da parte degli enti interessati è telematica: il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali – tramite la piattaforma GLF – ha rilevato la presentazione di 649 certificazioni per un totale di 2.418 progetti ed una richiesta di risorse pari ad euro 4.402.667.449,17.

L’ammontare del contributo attribuito a ciascun ente è stato determinato a favore dei Comuni che presentano un valore più elevato dell’indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM) come previsto dal Dpcm del 21 gennaio 2021. Il decreto interministeriale, tra gli allegati, riporta l’elenco delle 2.325 opere ammesse e quello delle 1.784 opere attualmente finanziate. Gli enti locali beneficiari sono complessivamente 483.

La rigenerazione urbana ha visto una partecipazione anche dei privati non solo come passivi destinatari delle opere pubbliche ma anche come attori e finanziatori del rinnovamento.

A riprova di ciò vi sono le graduatorie del Pinqua (Programma integrato nazionale per la qualità dell’abitare) che, cofinanziato dal Pnrr di cui il Programma ha assunto come vincolanti i tempi di realizzazione, con i suoi 159 progetti portati a finanziamento e una dote complessiva di 2,8 miliardi, è il programma nazionale più ambizioso di rigenerazione urbana attualmente in campo, con una partecipazione della finanza privata per poco meno di 700 milioni di euro, in aggiunta alle risorse stanziate  dal piano e dai finanziamenti locali.

Un esempio di partecipazione privata è quello fornito dalla nostra città di Brescia con il progetto pilota di riqualificazione della Torre Tintoretto nel quartiere di San Polo: il progetto bresciano vanta, infatti, una quota di finanziamento privato importante, prossima al 50% dell’ammontare totale dell’investimento.

Roberto Minarelli – socio fondatore Momentumgreen